Low probability, hight impact – Quali sono gli scenari post Covid per le PMI?

Low probability, hight impact. Questa locuzione anglosassone indica alcuni eventi – che possono spaziare dall’ambito ambientale, a quello sanitario, economico, geopolitico – che hanno scarse possibilità di verificarsi ma che, se ciò accadesse,  avrebbero un forte impatto sul sistema globale. La crisi sanitaria che stiamo attraversando rappresentava, fino a qualche mese, fa proprio questo: un rischio ad altissimo impatto, ma scarsamente probabile. Questo mette immediatamente in rilievo come un approccio di risk management si rivela quanto meno provvidenziale  nel contesto in cui viviamo. La funzione del risk management è infatti quella di proteggere e incrementare il valore di un’azienda, non solo tenendo conto dei rischi ma anche considerandoli come un’opportunità

Ilaria Bellini junior Legal & Hr presso Angels, People, Business and Organization Guardians intervista al dott. Matteo Pozzi, responsabile commerciale di Pozzi Arturo s.p.a.

Matteo ha un background prettamente economico, una laurea magistrale in economia e commercio con indirizzo in economia aziendale. La prima esperienza lavorativa l’ha vissuta nel reparto ufficio legale di una società operante nel settore alimentare, attiva con la GDO, con cui ha collaborato allo sviluppo di un progetto organizzativo 231. Successivamente ha fatto un’asperienza nell’ufficio risorse umane dove si è occupato di selezionare profili junior. Poi il suo percorso lo ha portato ad una parententesi di consulenza in Accenture per un anno e mezzo dove ha seguito dei progetti in ambito di sviluppo di attrezzature software e di sistemi di business intelligence. In seguito ha scelto l’ambito bilancistico in PWC e li ha lavorato per 6 anni, dove si è occupato di revisione contabile di società quotate. Infine è ritornato nel business di famiglia, qui dpo 10 anni, ricopre  il ruolo di responsabile commerciale.

Quanto ritiene lei che la cultura del risk management (processo di gestione del rischio) sia presente nelle PMI Italiane

Quando il corona virus ha cominciato ad affacciarsi sul panorama internazionale, a inizio Gennaio, io ero negli USA. Il tema della gestione del rischio, tra interlocutoori con cui mi interfacciavo, era declinato nella necessità di diversificare le fonti di approvvigionamento. Ma nonostante si trattasse di un argomento discusso, il tema è stato avvertito in ritardo: pochi soggetti di fatto sono stati così lungimiranti da avere una catena di approvvigionamento diversificata che permettesse di far fronte a un rischio imponderabile. Ritengo che la gestione del rischio sia stata sottovalutata da tutti gli operatori, per lo meno nel settore tessile. In seguito non si poteva che correre ai ripari, ma ormai dei danni erano già stati fatti. Probabilmnete questo sarà da monito per il futuro. Avere un portafoglio clienti per area geografica diversificato è un requisito ormai fondamentale per poter far fronte a queste problematiche. La diversificazione premia, noi fortunatamente abbiamo un portafoglio sia clienti che fornitori molto diversificato e questo ha rappresentato un fattore indubbiamente positivo. 

Qual è il sentiment delle imprese in questo momento?

A distanza di circa un mese dalla riapertura delle attività produttive possiamo cominciare a vedere che questa auspicate ripresa a «V» di cui tanto si parlava non è così scontata ed evidente. Si assiste ad un mercato che si muove con cautela, lungo tutta la filiera. I nuovi progetti e il lancio delle nuove collezioni, almeno nel nostro caso, sono stati posticipati a data da destinarsi. Non credo ci sia un orizzonte definibile e tangibile entro cui la situazione potrebbe rientrare e tornare alla normalità. Sicuramente esiste un sentimento di incertezza generale che si riflette a cascata sui consumatori che frenano o posticipano occasioni di acquisto e di spesa, influenzando di conseguenza tutte le dinamiche di settore. C’è un outlook moderatamente negativo per i prossimi mesi. La cartina tornasole vera sarà la fine di questo mese, con una riapertura deI confini. Si capirà se questa «confidenza» ritrovata può considerarsi vera e tangibile o solo apparente. 

Cosa cambia in concreto nelle PMI dopo questa emergenza sanitaria?

Nel nostro settore specifico cambiano le modalità attraverso le quali andare a proporre i nostri prodotti al mercato. Noi eravamo abituati ad una fisicità estrema nella proposizione degli articoli e delle collezioni: visite ai clienti e presentazione fisica dei tessuti. Ora in pochi sono disposti a riceverci. E’ molto importante sviluppare dei nuovi modi per proporre le proprie idee sfruttando le tecnologie digitali, che ci hanno permesso di restare connessi al mondo del lavoro. Noi stiamo sviluppando un progetto di digitalizzazione delle nostre collezioni con la realizzazione di materiale fotografico e video che andremo a veicolare su piattaforme riservate, dal momento che il tema della tutela dei diritti intelletuali è un aspetto importante.

Può essere una via per restare in collegamento e per destare l’interesse dei clienti. Bisogna capire su quali strumenti puntare ed essere i primi a farlo.

C’è qualche aspetto che nella situazione post covid potrà considerarsi migliore rispetto a quella pre covid? Nella Pozzi Arturo in particolare?

Sarà banale ma effettivamente il concetto di smartworking, che è stato sdoganato in Italia dal Covid, è un aspetto positivo, con le distizioni che dalle diverse tipologie di lavoro derivano. Il lavoro da remoto forzato che più o meno tutti abbiamo sperimentato, ha fatto capire a molti che i livelli di produttività non sono minacciati dal fatto di non essere fisicamente in ufficio.

Un’esempio personale che posso portare sull’argomento riguarda il Gruppo Tessile di Confindustria Lecco-Sondrio, di cui sono un consigliere, che ha visto accrescere sia il numero di partecipanti sia la loro partecipazione, attraverso la gestione esclusiva di riunioni su piattaforme digitali. E questa, secondo me, è una conquista. Piattaforme e smartworking esistevano anche prima ma evidentemente solo attraverso questo processo costrittivo è stato possibile prendere vera consapevolezza del potenziale di questi strumenti.

Poi chiaramente ci sono dei settori specifici che ne sono sono usciti avvantaggiati da questa situazione: basti pensare all’e-commerce. Sulla scia del covid abbiamo visto accelerare tanti business che hanno subito uno sviluppo impensabile, per rapidità, in condizioni normali.

Come possono le imprese prepararsi al ritorno alla normalità? Nello specifico la Pozzi Arturo come sta agendo?

La prova si avrà a Settembre. Per Settembre è addiriittura ancora schedulato un evento fieristico. Non sappiamo se effettivamnete sarà possibile realizzarlo, potrebbe essere l’occasione per capire come gestire le relazioni umane alla luce di condizioni completamente nuove. L’augurio è che si possa tornare a viaggiare e ad incontrare i nostri clienti: ritengo che nessun mezzo digitale, ad oggi, possa sostituire l’autenticità e la profondità delle relazioni e dei rapporti fisici instaurabili tra le persone.