Un esempio di tutorship dal Grand Budapest Hotel

film di Wes Anderson del 2014

Il film inizia nel 1968 in un Grand Hotel in decadenza, con ormai pochi clienti e gestito dal consierge, Monsieur Jan: demotivato, probabilmente non ben pagato e non di primo ordine.

Nella hall siede, afflitto da solitudine, il proprietario dell’albergo: Zero Moustafa, ex Lobby boy della struttura stessa.

Zero racconta il fasto e il prestigio di un tempo allo scrittore che sarà poi l’autore del libro Grand Budapest Hotel.

Il racconto di Zero ci porta nel 1932 e nell’hotel nel pieno del suo splendore, magistralmente diretto dal consierge Monsieur Gustave H.

La relazione professionale e umana tra Monsieur Gustave e Zero ci offre un esempio perfettamente agito tra capo e collaboratore, maestro e allievo, coach e coachee che porterà Zero da semplice “garzoncello” in prova ad essere proprietario della struttura.

Tutto inizia, come spesso accade nelle aziende, con un colloquio di selezione nel quale Zero non esprime alcuna competenza, esperienza o formazione a giudizio insindacabile di Monsieur Gustave, ma il colloquio si conclude non solo con l’assunzione, ma di fatto con la presa in carico del percorso professionale del giovanissimo Zero da parte di Gustave. Gustave conosce perfettamente il ruolo di Lobby Boy, avendolo lui stesso ricoperto ad inizio carriera, come rivelerà solo più avanti, ed è quindi perfettamente in grado di trasmettere al suo inesperto allievo la formazione necessaria a ricoprirlo con tutte le competenze e conoscenze di cui è manchevole. Sa che c’è qualcosa che il giovane allievo possiede e che nessuno, nemmeno lui, può altrimenti insegnargli: la motivazione. “Perché vuoi fare il Lobby boy?” chiede Monsieur Gustave e Zero risponde: “Chi non vorrebbe al Grand Budapest Hotel”.

Il film si sviluppa in un avventuroso viaggio che per noi è un racconto di formazione in cui il Gustave non salta nessun passaggio!

Lo vediamo in primis illustrare a Zero la job description del Lobby boy, poi assegnargli obiettivi  con istruzioni chiare: ecco perché ho bisogno di te e cosa ho bisogno che tu faccia!

A volte i suoi feedback non sono del tutto positivi sull’operato del suo collaboratore, ma non manca mai di difenderlo davanti ad altri e autorevoli interlocutori : “Giù le mani dal mio garzoncello!” afferma con decisione.

Condivide con lui le informazioni di cui necessita per agire al meglio: “Posso vederlo?” chiede il collaboratore, curioso e desideroso di imparare, e il capo risponde: “Non vedo perché no!”

Arrivano così a capirsi con uno sguardo senza parlare: abilità che nella trama del film li salva in parecchie circostanze avventurose e a noi ricorda l’importanza della comunicazione all’interno di un team.

Un momento fondamentale è quando li vediamo, non senza una sana attitudine negoziale espressa da Zero, stringere il loro patto di alleanza: nel film “il sacro vincolo”,  per il nostro viaggio nel people management, la condivisione del career path.

Una volta appurato che Zero conosca ormai le procedure, compresa quella sulla segretezza, ovvero l’obbligo di riservatezza aziendale, Monsieur Gustave mette in scena, in un misto di volontà e necessità, l’esercizio della delega. Il nostro Zero partecipa così, in sua rappresentanza, ad un importante meeting (scena durante la detenzione), legge uno speech in ambito formativo e riceve l’endorsment all’interno del team, Gustave infatti fa sapere a tutti il comportamento da tenere in sua assenza: “Se notate qualcosa che non quadra, ditelo a Zero”.

Quando Zero è pronto o forse lo sono le circostanze per loro, ecco Gustave infine consacrare Zero il suo successore e se stesso un manager riuscito a realizzare il succession plan aziendale: “Sono stato il miglior garzoncello, ma lui mi ha superato. Ha avuto un insegnate eccezionale”.

Cosa manca ancora a Zero a questo punto da imparare? L’importanza del network! Gustave glielo insegna sul campo, salvando entrambi grazie alla società delle chiavi, di fatto il suo networking professionale costruito negli anni e non improvvisando…

In tutto il viaggio di formazione, Zero ripaga Gustave dell’investimento fatto su di lui con entusiasmo, fiducia, impegno, senso di appartenenza, coraggio, e in un momento di difficoltà del suo capo, è lui a dirgli: “Non si arrenda!”.

Infine, prima di lasciare il raffinato, affermato, ironico e seduttore Monsieur Gustave e il giovane, inesperto e romantico Zero, poniamo loro un’ultima decisiva domanda: Perché si sono scelti? Ricordandoci che la selezione è innanzitutto una scelta, una scelta reciproca. La risposta ce la fornisce il nostro Zero (ormai proprietario del Grand Budapest Hotel) ricordando di quando erano un manager e un apprendista: “Avevamo qualcosa in comune: una vocazione”.

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Deborah Palma, Founder & Leader

& Franco Caliò, HR Angel